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Autore: Redazionale

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Pubblicato il: 14 Febbraio 2026

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Referendum giustizia 22–23 marzo: perché votare "No"

Il 22 e 23 marzo 2026 si vota sul referendum costituzionale sulla “riforma della giustizia”. Qui riassumiamo, in modo semplice, le principali ragioni addotte da chi voterà “No”: soprattutto la preoccupazione che cambiare gli equilibri dell’autogoverno dei magistrati apra spazi a pressioni e condizionamenti politici.

La posta in gioco: cosa cambia (in breve)

Il referendum è confermativo (art. 138 Cost.): non c’è quorum e decide la maggioranza dei voti validi.
Tra i punti più discussi della riforma ci sono:

  • separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti (pm)

  • due CSM distinti

  • Alta Corte disciplinare

  • meccanismi di sorteggio per alcuni componenti degli organi di autogoverno

Le ragioni del “No” (secondo i critici della riforma)

1) Rischio di indebolire l’autonomia della magistratura
Una parte del dibattito sottolinea che la riforma incide soprattutto su CSM e assetti di autogoverno, che in Costituzione servono a garantire autonomia e indipendenza del potere giudiziario. Per i critici, toccare questi “cardini” può alterare gli equilibri tra poteri dello Stato e rendere più esposta la giustizia al clima politico del momento.

2) “Non risolve i problemi che i cittadini sentono davvero”
Tra gli argomenti del “No” c’è l’idea che la riforma non intervenga su tempi dei processi, risorse, organizzazione e digitalizzazione, cioè sulle leve che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini e sull’efficienza della giustizia.

3) Separazione delle carriere: soluzione sproporzionata rispetto al fenomeno reale
Alcune analisi ricordano che il passaggio di funzione tra pm e giudice sarebbe oggi molto raro (una quota molto bassa rispetto all’organico). Da qui la critica: costruire una riforma costituzionale ampia su un problema numericamente limitato rischia di avere effetti collaterali maggiori dei benefici.

4) Sorteggio e qualità della rappresentanza
Chi è contrario sostiene che introdurre sorteggio negli organi di autogoverno possa ridurre accountability, competenze specifiche e rappresentatività, con il rischio di indebolire (non rafforzare) le garanzie di indipendenza.

5) Disciplina e “pressione indiretta”
L’istituzione di una Alta Corte disciplinare viene vista da alcuni come un passaggio delicato: il timore è che nuove architetture disciplinari possano trasformarsi, anche solo indirettamente, in strumenti che aumentano la sensibilità della magistratura a pressioni esterne (mediatiche o politiche), specie nei casi più esposti.

Un criterio utile per orientarsi (senza slogan)

Chi propende per il “No” spesso propone questo ragionamento: prima riforme organizzative e strutturali (tempi, organici, uffici, digitale), poi eventualmente interventi costituzionali sugli equilibri istituzionali.

Il referendum del 22–23 marzo riguarda l’assetto costituzionale della giustizia: per questo è utile distinguere tra riforme “di efficienza” e riforme “di equilibrio tra poteri”. In questo articolo abbiamo riassunto le principali preoccupazioni del fronte del “No”, soprattutto sul tema dell’indipendenza e dei possibili condizionamenti. Per scegliere con consapevolezza, il passo successivo è leggere anche in modo simmetrico le ragioni del “Sì” e confrontarle punto per punto.

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